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Sala conferenze - Hotel Ala d'Oro

Via Matteotti, 56 - 48022 Lugo di Romagna - (Ravenna) - Italia
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mercoledì 16 aprile 2014

Mercoledì 23 aprile "Tutto qui". Giovani scrittori al Caffè Letterario di Lugo

Mercoledì 23 aprile, alle ore 21.00, nella Sala Conferenze dell'Hotel Ala d'Oro, incontro dedicato alla narrativa per Caffè Letterario con il libro "Tutto qui" edito da Pequod, che raccoglie racconti di giovani scrittori alla loro prima prova narrativa. La serata, che si concluderà con il consueto brindisi finale, sarà introdotta da Marco Montanari curatore del volume.
“I racconti non vendono”.
Questo è il leit motiv che accompagna da sempre, qui da noi, l’uscita di raccolte di racconti, siano di singoli autori o anche solo antologie. In Italia, agli editori e forse anche ai librai, la “short story” inspiegabilmente non piace: è un genere vituperato, svilito dagli stessi addetti ai lavori. Inspiegabilmente, sì, perché basterebbe citare alcuni autori americani come Charles Bukowski, Raymond Carver o, per attenersi alla stretta attualità, André Dubus per constatare come abbiano riscosso più successo qui che non negli Stati Uniti (i lettori italiani sono esterofili, questo lo si sa). 
Ma come non pensare, per rimanere in Italia, a capolavori come Il gioco del rovescio di Antonio Tabucchi o, in tempi più recenti, Tu, sanguinosa infanzia di Michele Mari? Ma la lista potrebbe essere lunghissima.
Poi, proprio alla fine di quest’anno, forse, è successo qualcosa che sembra poter invertire questa tendenza, il Premio Nobel per la Letteratura 2013 è stato assegnato alla scrittrice canadese Alice Munro che in vita sua ha pubblicato solo e unicamente racconti (short story, meglio), restituendo dignità a un genere che ha sempre prodotto, e continua a produrre, alta letteratura in tutte le lingue del mondo. E allora ecco che i libri della Munro, addirittura, hanno cominciato ad affacciarsi nelle classifiche dei più venduti. Siamo un popolo di lettori “gregari”. 
Tutto qui, curata da Cecilia Monina e Marco G. Montanari, raccoglie racconti di giovani scrittori alla loro prima prova narrativa, che si inserisce a pieno titolo in una “tradizione” che nasce, negli ormai lontani anni ‘80, con Giovani blues curata da Pier Vittorio Tondelli. Uno di quei libri che, inesorabilmente, hanno rappresentato “un’epoca”, uno di quei libri dopo cui niente è stato più “come prima”. Questa antologia ci parla, certo, di un tempo diverso, che forse, però, non è solo quella degli Sdraiati che proprio in queste settimane sono agli onori delle cronache librarie e non solo. Se si fosse in America la si leggerebbe, appunto, come lo spaccato di un’epoca, ma siamo in Italia e saranno solo “scrittori esordienti”. Tutto qui.

"Anche gli Agnelli piangono" di IVANO NANNI

Sull'incontro di lunedì 14 marzo con il giornalista Gigi Moncalvo che ha presentato il suo libro “Agnelli segreti” edito da Vallecchi.

Meno male che non è il solito santino da leggere inginocchiati, la solita agiografia genuflessa scritta davanti al ritratto dell'AVVOCATO, naturalmente tutto maiuscolo, che agita il bastone del pastore di greggi italiche. Questa maiuscolità c'è sempre stata, come c'è sempre stata una sudditanza ammirata per come la famiglia ha sempre gestito una vita sopra tutte le righe, imbrogliatissima come e più che in Dynasty. Le vicende familiari dei potenti erano e sono un patrimonio italiano da conservare, un made in Italy che era ed è un passpartout per ogni riccastro che si muove nel jet-set internazionale.
C'è sempre stata la predilezione per la stampa di fare da scendiletto ai potenti, scrivendo biografie con le lacrime agli occhi per la commozione, focalizzandosi sui dettagli che piacciono all'Italia guardona che si incanta ad osservare l'orologio sulla manica della camicia, o la cravatta sopra il pullover e tanti altri gadget alla moda simboli di italian style nel mondo. E mentre ci si sofferma a parlare di eleganza sopraffina, gli affari della potentissima famiglia si imbrogliano, le fabbriche costruite con i soldi di questa nazione sbriciolata chiudono, la testa dell'azienda emigra in Olanda, la parte fiscale in Inghilterra, la partnership negli Stati Uniti, e in Italia rimangono fabbriche mezze chiuse dove gli operai lavorano a rotazione al massimo tre giorni al mese, però contenti come delle pasque ballano il ballo del qua-qua nelle linee di montaggio insieme ai robot, segno evidente che stanno in buona salute. Quello che racconta Gigi Moncalvo nel suo documentatissimo libro è una storia che si percorre con la pila accesa tanto sono le ombre lunghe, medie, corte, che sono l'anima del libro, strutturato come un atto di accusa capillare verso la più grande dinastia di industriali italiana che dalla sua ha avuto la fortuna di avere due guerre mondiali, un cinismo rabbrividente, e la parola scrupoli bandita dal dizionario di casa Agnelli.
Vengono rivelati dei misteri. Dalle mitragliere con le canne che fondevano per il calore e che dovevano essere raffreddate con l'acqua di un secchiello, sempre prodotto dalla Fiat, per cui nel culmine della battaglia, il mitragliere doveva raffreddare la canna come azione bellica accessoria, sempre che non gli fosse scoppiata in faccia, alla produzione della Duna il passo è breve. Entrambe erano fatte con lo stesso ferro scadente e la macchina era un avanzo di canne mezze fuse che perdevano i pezzi mentre si avventuravano nelle strade del mondo, preferibilmente il terzo. Anche questo era italian style. In ogni caso è nel periodo bellico che si stringono patti d'acciaio(scadente) con il fascismo e con la Svizzera e si consolidano guadagni incredibili, aumenti di capitali, flussi impressionanti di denaro tutto con destinazione estera. Vocazione mantenuta anche adesso. Impressionanti sono le cifre che emergono dagli scavi indagatori svolti da Moncalvo. Questioni di eredità. Altro che cifrette da poche centinaia di milioni di euro che Margherita, erede della fortuna di Gianni Agnelli rifiuta giustamente, si scopre la caverna del tesoro di Montecristo nel triangolo d'oro (letteralmente), Svizzera, Lichtenstein, Lussemburgo: miliardi di euro in lingotti d'oro che brillano nella notte di questa Italia mezza affondata che si arrabatta per trovare per i lavoratori 80 euro al mese, l'equivalente di una mezza spesa al supermercato, mezza.
Ma non è tutto qui. Accanto a tante spiacevolezze c'è il buon gusto, cioè la sensibilità per le cose belle,per l'arte. 853 è un numero che non bisogna dimenticare. È il numero dei quadri contenuto nella pinacoteca personale dell'avvocato Agnelli, distribuito nelle dverse dimore, castelli, appartamenti, attici, palazzi rinascimentali, loft, resort privati, ville di campagna e di città, tutto rigorosamente fuori dall'Italia. Anche questo è stile. Goya, Rauschenberg, Warhol( che ha scattato una polaroid anche all'avvocato, poi serializzata), Picasso, Sandro Chia, e decine di altri grandi, tutto il gotha dell'arte mondiale sta nelle case del presidente della Fiat. Ma ancora più impressionante sono i capitoli che riguardano “i cortigiani “ di casa reale che nel corso degli anni hanno aumentato il loro potere fino a diventare dei plenipotenziari con possibilità di veto perfino sulle spese personali dei figli di Gianni Agnelli. Margherita, e il povero Edoardo, tutti estromessi dalla famiglia da Gianluigi Gabetti, gran ciambellano e complottista insieme a Romiti e all'avvocato-consigliere Grande Stevens, davvero grande nel congegnare sistemi giuridici di esclusione dalla governance  aziendale dei legittimi eredi, peraltro screditati e additati come ladri e drogati. Impressionante come sono gestite le nuove generazioni ora al comando o quasi. Gli Elkann. Con Lapo che deve la sua vita a Patrizia( nome d'arte di un professionista del sesso ), e creativo di famiglia, eccentrico, folle e rappresentante nel mondo del ramo gaudente delle famiglia,e John che è la facciata in stile minimalista della Fiat, il decor della casa, quello che serve ai veri padroni, il lato A della facciata, tutto casa e lavoro e obbedienza.
di Ivano Nanni

martedì 15 aprile 2014

Mercoledì 16 aprile - STEFANO TURA al Caffè Letterario di Lugo

Mercoledì 16 aprile, alle ore 21.00, nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro, la narrativa noir diventa protagonista a Caffè Letterario con il giornalista e scrittore bolognese Stefano Tura e il suo thriller “Tu sei il prossimo” edito da Fazi Editore. A introdurre la serata, che si concluderà come d’abitudine con il consueto brindisi offerto a tutti i presenti, sarà il curatore di Caffè Letterario Marco Sangiorgi.
L'allarme per la pedofilia e lo spettro dell'orco che vive in mezzo a noi a molestare i nostri figli. I lati oscuri di internet, le zone grigie dove questi orchi vanno a condividere le loro insane passioni, scambiandosi immagini e video. E, ancora, la tendenza a trasformare queste tragedie (le violenze anche presunte sui bambini) in operazioni mediatiche, occupando l'informazione televisiva per fare pressioni su inquirenti affinché trovino il mostro da sbattere in prima pagina. “Tu sei il prossimo” è un bel noir scritto dall'inviato della Rai a Londra Stefano Tura, che prende spunto da diversi episodi di cronaca, legati alle sparizioni di bambini.
“Stefano Tura riesce a trasformare le suggestioni della cronaca in brividi d’autore. C’è una tensione, in questo thriller, una diabolica e agghiacciante successione di colpi di scena, che mette in agitazione anche me, che sono del mestiere. Un altro romanzo disperato, allucinato e crudo, una presa che non molla e ti lascia senza fiato, fino alla fine”. Carlo Lucarelli.
Stefano Tura, giornalista e scrittore bolognese, dal 2006 è inviato televisivo Rai a Londra. Ha iniziato la carriera come cronista di nera ed è stato poi inviato di guerra in ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e Sudan. Sulla guerra in Afghanistan ha scritto, nel 2001, Le caramelle di Super Osama, un diario sul conflitto nel paese centro-asiatico. Come autore di gialli e noir, ha scritto Il killer delle ballerine, romanzo nel quale compaiono per la prima volta il giornalista Luca Rambaldi e l’ispettore Alvaro Gerace, Non spegnere la luce, Delitti per le feste (assieme a Maurizio Matrone) e Arriveranno i fiori del sangue con il quale è stato finalista nei premi “Fedeli” e “Scerbanenco”.

La serata con GIGI MONCALVO

Per chi si aspettava un racconto agiografico della famiglia Agnelli è stata un incontro davvero inaspettato quello di ieri sera, lunedì 14 aprile, con il giornalista Gigi Moncalvo e il suo saggio “Agnelli segreti” edito da Vallecchi.
Dopo “I lupi & gli Agnelli” in cui il giornalista piemontese ha svelato i retroscena legati all’eredità dell’ultima “famiglia reale” italiana, Moncalvo in “Agnelli segreti” racconta peccati, passioni e verità nascoste della Dinastia, dai processi oscuri ai testamenti secretati, dagli amori clandestini alle morti sospette.
Un’inchiesta da cronista di razza, senza peli sulla lingua, quella condotta dall’autore, che alle sue argomentazioni ed analisi, fa sempre seguire la pubblicazione di documenti, inediti e scottanti, perché mettono in dubbio le verità di comodo propinate all’opinione pubblica sugli eventi più controversi di casa Agnelli e di conseguenza della Fiat. Un saggio da non perdere anche per lo stile, per chi ama le inchieste giornalistiche, oggi sempre più rare nel panorama informativo italiano. Moncalvo va alle radici della famiglia Agnelli, partendo dai genitori dell’avvocato: il padre Edoardo, scomparso tragicamente, come purtroppo toccherà in sorte anche ad altri esponenti della famiglia e la mamma Virginia, la cui relazione con Curzio Malaparte verrà ostacolata, in ogni modo e con ogni mezzo, dal nonno di Gianni, il fondatore e patriarca della Fiat, nonché senatore, Giovanni, coinvolgendo nella vicenda persino Benito Mussolini. Queste le immagini della serata.








lunedì 14 aprile 2014

Lunedì 14 aprile - GIGI MONCALVO al Caffè Letterario di Lugo

Lunedì 14 aprile, alle ore 21.00, nella Sala Conferenze dell’Hotel Ala d’Oro, incontro di stretta attualità per il Caffè Letterario di Lugo con il giornalista Gigi Moncalvo che presenterà il suo ultimo libro “Agnelli segreti” edito da Vallecchi. A introdurre la serata, che si concluderà come d’abitudine con il consueto brindisi offerto a tutti i presenti, sarà il giornalista del Corriere di Romagna Alessandro De Michele.
Gianni Agnelli è scomparso da dieci anni. In questo tempo ha cominciato a incrinarsi il quasi totale silenzio stampa, determinato da forti pressioni torinesi e da una diffusa autocensura dei giornali italiani, che per anni ha circondato i "lati oscuri" della famiglia e dei suoi affari. Sono venuti alla luce misteri e ombre sull'impero Fiat, sulla figura dell'Avvocato, e sul superpotere di cui negli anni si sono impadroniti alcuni "consiglieri-cortigiani". Quanto emerge dalle "lettere segrete" di Edoardo Agnelli, dalle lacune dell'inchiesta sulla sua morte e dall'azione giudiziaria intrapresa da Margherita Agnelli contro Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron per ottenere il rendiconto del patrimonio segreto del padre custodito all'estero, consente di scoprire vicende inimmaginabili. Si stanno pian piano smascherando le strategie di oggi e di ieri di "usurpatori" che pur non portando il cognome degli Agnelli se ne sono appropriati parlando perfino a nome della famiglia, esercitando dietro le quinte un potere immenso e tradendo le volontà dell'Avvocato.
Gigi Moncalvo, dopo essersi occupato dei retroscena legati all'eredità Agnelli nel precedente libro "I lupi & gli Agnelli", svela altre verità riguardanti Gianni e Marella, ma anche personaggi degli altri rami dell'ultima "famiglia reale" italiana. E soprattutto il ruolo dei misteriosi "consiglieri-cortigiani".
Gigi Moncalvo giornalista e scrittore, otto anni al «Corriere della Sera», tre al «Giorno», una carriera televisiva iniziata come caporedattore dei Tg Fininvest, un incarico dirigenziale di capo struttura informazione di Rai, rete su cui ha anche condotto per quattro anni un programma di successo, “Confronti”. Ha realizzato documentari e reportage in tutto il mondo, ha vinto premi giornalistici in Italia e all’estero. Attualmente si occupa di consulenze editoriali e produce format tv. Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”.


venerdì 11 aprile 2014

La serata "Leopardiana" in compagnia di MASSIMO DONA'

Queste le immagini della bella serata leopardiana di mercoledì 9 aprile con il filosofo veneziano Massimo Donà che ha presentato il suo saggio “Misterio grande. Filosofia di Giacomo Leopardi” edito da Bompiani.

La mia filosofia, non solo non è conducente alla misantropia, come può parere a chi la guarda superficialmente, e come molti l'accusano; ma di sua natura esclude la misantropia, di sua natura tende a sanare, a spegnere quel mal umore, quell'odio, non sistematico, ma pur vero odio, che tanti e tanti, i quali non sono filosofi, e non vorrebbono esser chiamati nè creduti misantropi, portano però cordialmente a loro simili, sia abitualmente, sia in occasioni particolari, a causa del male che, giustamente o ingiustamente, essi, come tutti gli altri, ricevono dagli altri uomini. La mia filosofia fa rea d'ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l'odio, o se non altro il lamento, a principio più alto,  all'origine vera de' mali de' viventi.
(Zibaldone pag.4428- 2 gennaio 1829)








sabato 5 aprile 2014

Mercoledì 9 aprile - La filosofia di Leopardi raccontata da MASSIMO DONA'

Mercoledì 9 aprile, alle ore 21.00, nel Salone Estense della Rocca, serata Leopardiana per il Caffè Letterario di Lugo con il filosofo veneziano Massimo Donà che presenterà il suo ultimo saggio “Misterio grande. Filosofia di Giacomo Leopardi” edito da Bompiani. Claudio Nostri introdurrà la serata.
Poeta e filosofo di caratura europea, apprezzatissimo da Nietzsche e posto ai vertici della cultura occidentale da Emanuele Severino, Giacomo Leopardi rappresenta una delle punte più alte mai raggiunte dal pensiero moderno proprio per aver, di quest'ultimo, saputo riconoscere i limiti e le costitutive contraddizioni. Leopardi è pensatore rigoroso e "spietato", e il suo corpus ha ancora molto da raccontare, a partire da quello "Zibaldone" che rappresenta una sfida affascinante per ogni interprete. Questo libro racconta il complesso rapporto intrattenuto da Leopardi nel corso di un'intera esistenza con il Cristianesimo e con le grandi questioni della metafisica occidentale: il confronto con Dio, la lotta tra l'essere e il nulla, il ruolo dell'arte. Un percorso che intreccia ricerca poetica e tormento spirituale, e nel quale la letteratura, pur con tutte le sue ombre, appare forse l'unica via per raccontare il mistero della natura.
Massimo Donà è professore ordinario di Filosofia Teoretica presso la Facoltà di filosofia dell’Università “Vita-Salute” del San Raffaele di Milano. Per Bompiani ha già pubblicato: Filosofia del vino (2003), Sulla negazione (2004), Magia e filosofia (2004), Serenità. Una passione che libera (2005), Arte e filosofia (2007), L’anima del vino. Ahmbè (2008) e I ritmi della creazione. Big Bum (2009). Negli ultimi anni ha comunque pubblicato, tra gli altri, anche: Il mistero dell’esistere. Arte, verità e insignificanza nella riflessione teorica di René Magritte (Mimesis, Milano 2006), L’essere di Dio. Trascendenza e temporalità (Albo Versorio, Milano 2007), L’aporia del fondamento (Mimesis, Milano 2008), La “Resurrezione” di Piero della Francesca (Mimesis, Milano 2009) e Il tempo della verità (Mimesis, Milano 2010). In qualità di musicista, invece, ha inciso con Caligola Records sei CD: New Rhapsody in blue (2002), For miles and miles (2003), Spritz (2004), Cose dell’altro mondo (2006), Ahmbè (2008, contenuto nel cofanetto edito da Bompiani e intitolato L’anima del vino. Ahmbè) e Big Bum (2009, contenuto nel cofanetto edito da Bompiani e intitolato I ritmi della creazione. Big Bum).